Prime impressioni (ore 11 del 5 marzo).

Bisogna vedere ancora la distribuzione dei seggi, che con una legge elettorale così scombinata è difficile da prevedere; ma stando alle percentuali, la buona notizia è che i fasciorazzisti non hanno trionfato. Hanno avuto un buon risultato, ma hanno mancato l’obiettivo principale. Non sono riusciti né a resuscitare la salma di Mussolini, né a rivitalizza la mummia di Berlusconi, né a rendere credibile l’europarlamentare con il 90% di assenze: il partito di Salvini prende addirittura meno di quello di Renzi.

I nipotini di Priebke: FN e Casapound, rimangono una minoranza rumorosa e puzzolente, ma non dovrebbero riuscire ad ammorbare col loro lezzo di carne putrefatta le aule parlamentari.

Il fascismo in Italia rimane (per ora, e parzialmente) a testa in giù. Dico “parzialmente” perché la notizia peggiore è che il candidato del Ku Klux Klan è il nuovo presidente della regione Lombardia.

Gli altri risultati confermano le previsioni. I 5* sono il primo partito, ma non sono riusciti a superare la coalizione di destra, e devono salutare l’orgogliosa prospettiva di poter governare da soli.

La sconfitta del PD – la quinta in meno di due anni – più che annunciata, è stata puntigliosamente ricercata, con una serie di errori clamorosi sia al punto di vista politico (catastrofico quello della legge elettorale), sia dal punto di vista della comunicazione (una campagna elettorale praticamente inesistente). Dopo il referendum, sembrava una gara a chi faceva perdere più voti. L’ultima performance è stata rifilare Maria Elena Boschi alla SVP. Poi il nulla.

Il PD scende ora sotto la “soglia psicologica” del 20%. Complessivamente, come partito, e come coalizione, il 6% in meno rispetto al 2013. A questo punto un’eventuale difesa dell’attuale gruppo dirigente sarebbe una farsa surreale. Se fosse un film americano, vedremmo uomini e donne con la faccia scura che fanno su le loro cose in una scatola di cartone e si avviano in silenzio verso l’uscita posteriore.

Ma siamo in Italia, e ci aspetta un lungo piagnisteo.

Qualche giunta

Ho ripreso in mano queste pagine, che negli ultimi tempi avevo trascurato.

Un po’ per pigrizia, un po’ per non sconvolgere del tutto il carattere di questo blog, che era nato all’insegna della lingua italiana e della scuola, finora avevo messo pochi interventi più esplicitamente legati all’attualità politica.

Sento ora il bisogno di chiarire ai miei due virgola cinque lettori i motivi di alcune prese di posizione.

Ho deciso quindi di inserire alcuni articoli che in varie occasioni avevo pubblicato in diversi gruppi di discussione su Usenet, e che ad una rilettura mi sono sembrati ancora attuali.

Li ho collocati alla data della prima pubblicazione; si trovano quindi distribuiti in diversi punti di queste pagine. Sono riconoscibili perché nel titolo ho inserito l’indicazione della data originaria, in modo da dare un’indicazione cronologica indipendente dal flusso di coscienza della piattaforma WordPress.

Altre seguiranno (forse).