Il piccolissimo Principe

Uno di luoghi comuni più stucchevoli della politica è “contano i programmi, non le poltrone”.
È la frase che ognuno dice dell’altro: “voi pensate solo ai nomi, alle poltrone, noi invece…”
E si rimane lì, a pensare ai programmi – come se i programmi non fossero cose che possono camminare solo con le gambe degli uomini.
Eppure cinquecento anni fa Machiavelli ci ha spiegato molto bene che l’arte della politica si compendia in questo: l’abilità di mettere la persona giusta al posto giusto.
Il resto, sono chiacchiere.

Daccapo a zero

La vicenda Sea Watch è finita con una figuraccia mondiale per l’Italia.
I 43 sono sbarcati – questa era l’unica soluzione sensata fin dall’inizio.

Per tutto il tempo che è durata la sceneggiata, qualche centinaio di altri migranti giunti con i loro mezzi (il che vuol dire: tutti quelli partiti, meno quelli annegati), sono sbarcati in varie località italiane, anche a Lampedusa. Qualcuno è arrivato su una spiaggia, qualcun altro in un porto, e tutti sono sbarcati.

Come è sempre capitato sotto tutti i governi, compreso il “governo del cambiamento”.

Lo stesso giorno in cui nel porto di Lampedusa un qualche funzionario troppo solerte imponeva ad una motovedetta della Guardia di Finanza una pericolosa manovra ostruttiva, un’altra imbarcazione della Guardia di Finanza, ed un’imbarcazione della Guardia Costiera, salvavano in mare una cinquantina di naufraghi.
Undici sono stati accompagnati proprio a Lampedusa, senza che nessuno ci badasse. Proprio mentre le telecamere riprendevano, ad uso dei media di tutto il mondo, lo sbarco dei 43 della Sea Watch, in mezzo alle urla di un gruppo di esagitati che insultavano e minacciavano di stupro la comandante Rakete, un’altra imbarcazione della Guardia di Finanza zitta zitta sbarcava quegli altri undici poveracci ripescati in mare.
Immagino che i finanzieri delle due imbarcazioni avranno passato la serata insieme, davanti ad un boccale di birra, meditando sugli strani casi della vita.
La Guardia Costiera ha poi provveduto a sbarcare in Sicilia gli altri naufraghi recuperati: una quarantina circa.

Ci credo che i Figli di Salvini sono furenti.
Questa vicenda dimostra che l’Italia non ha una politica sui migranti. Questo Governo non l’ha mai avuta. Questo Governo da oltre un anno sostiene la bufala dei “porti chiusi”. Ma i porti non sono chiusi. Non sono mai stati chiusi.
Di fronte ad una singola nave guidata da una distinta signora trentenne, si è mostrato come sia materialmente impossibile chiudere i porti.
O per lo meno, come l’attuale Governo non abbia la minima su cosa debba fare per attuare praticamente questo suo proposito.

Il Governo del Cambiamento torna da dove era partito. Non ha una politica sui migranti. Non ha un progetto per contrastare l’immigrazione; non ha un progetto per gestire quelli che in un modo o nell’altro sono già arrivati – e continueranno ad arrivare.
Per ora si limita a lanciare bufale sul Web – come quella dei “porti chiusi”.

E temo che continuerà a farlo ancora per molto.

Dei migranti, del pubblico, e del privato


L’iniziativa della nave Sea Watch è illegale? Sì, è illegale (*).
Possiamo lasciar gestire il soccorso in mare ai privati delle ONG? No, non possiamo.
Su questo, direi che non ci sono dubbi.

Cerchiamo di risalire un pochino indietro, per capire come si è arrivati a questa situazione.

Nell’ottobre 2013, di fronte all’acuirsi della crisi in Libia, ed alla spaventosa tragedia dei naufragi, il governo italiano lanciò l’operazione Mare Nostrum. Quest’operazione, affidata alla Marina Militare italiana, aveva come obiettivo la sicurezza nazionale (il controllo delle acque del Mediterraneo centrale) e l’azione umanitaria (il salvataggio delle vittime di naufragi).

L’operazione ebbe un tale successo, che subito si levarono altissime critiche: il numero dei salvati era toppo elevato. Si diceva che questo rappresentava un incentivo alle partenze, e che se l’Italia avesse smesso di “chiamare” i migranti, il flusso sarebbe calato drasticamente. Su pressione di vasti settori dell’opinione pubblica e della politica, dopo solo un anno l’operazione Mare Nostrum fu interrotta: funzionava troppo bene per gli standard del nostro paese.

Si ignorava (temo in qualche caso consapevolmente) una grande lezione della storia: vi sono circostanze in cui masse di persone continuano ad andare avanti, anche se le probabilità di andare incontro alla morte sono sempre più elevate.

In ogni caso fu una scelta sciagurata e del tutto irrazionale. L’Italia è il paese con la più grande estensione di coste del Mediterraneo; ed è il più vicino all’area di massima instabilità del Nord Africa. Pensare che il controllo di quel tratto di mare sia cosa non che ci compete, è pura follia. Un po’ come se i Carabinieri si chiudessero a chiave in caserma, e mandassero messaggi sui social per lamentare che là fuori c’è disordine e illegalità.

Diciamo pure: questa scelta alla fin dei conti si è dimostrata antinazionale, come la maggior parte delle scelte dettate dalla logica dell’estrema destra – anche quando non è un governo di destra a farle.

L’idea all’inizio era quella di sostituire l’operazione navale italiana con un’operazione europea; ma subito si vide che le altre nazioni se ne disinteressavano. Tragicamente comica la risposta inglese: “Non abbiamo abbastanza navi!” Gli Inglesi che dicono di non avere abbastanza navi!

Insomma, il Mediterraneo rimase sguarnito.
A questo punto interviene una seconda grande lezione della storia, ancora più evidente della prima. Dove c’è una necessità impellente, e lo Stato non interviene, intervengono i privati. Ovviamente, essendo privati, con la loro logica di privati, non con la logica dello Stato.

Così vediamo dei privati che senza seguire le indicazioni del Governo viaggiano per il Mediterraneo ripescando gente per portarla in Italia. Fanno bene? Fanno male? Ci sono diverse opinioni in proposito. Ma la vera domanda è: perché si è permesso che questo compito indispensabile del controllo della navigazione fosse assunto da dei privati, quando dovrebbe essere funzione vitale dello Stato?

A questa domanda nessuno sa ripondere.

Certo, la destra dice “chiudiamo i porti”. Come se i Carabinieri dicessero: chiudiamo i tram, così non ci salgono i borseggiatori. I porti non sono chiusi – non possono, materialmente, essere chiusi; né si possono chiudere tremila km di costa.

Dall’alto dei palazzi romani, dalle colonne dei social qualcuno in cerca di pubblicità si esibisce con cadenza più o meno mensile in urla e strepiti contro qualche nave ONG. Del tutto indifferenti a questo canaio, gli sbarchi continuano con cadenza quotidiana.

Un fallimento catastrofico, dal quale sarà ben difficile risollevarsi.

(28 giugno 2019)


(*) Il corso degli eventi ha evidenziato, in modo assai più rapido di quanto mi aspettassi, quanto sia stato imprudente da parte mia quest’uso della figura retorica della concessione. Avrei dovuto scrivere, con una più evidente sfumatura di dubbio, “Ammettiamo che l’iniziativa della nave Sea Watch sia illegale…”

(3 luglio 2019)

Torna su ↑

Un NO piccolo piccolo

1871: L’inaugurazione del traforo del Frejus

Ho fatto, come nel 2014, il conto dei risultati delle ultime elezioni regionali nei 43 Comuni dell’ex Comunità Montana Val Susa e Val Sangone (l’ente non esiste più da anni, ma volevo avere un criterio per delimitare i confini dell’area).

Nel 2014 il candidato 5Stelle, Bono, aveva avuto il 33% dei voti, risultando secondo dopo il vincitore Chiamparino; questa volta il candidato 5Stelle, Bertola, ha avuto il 25,7%, risultando terzo – cioè ultimo, a parte l’insignificante 0,96% del candidato del Popolo della Famiglia.

Poiché il candidato dei 5Stelle era l’unico a esprimersi contro la TAV, anche se il risultato elettorale non può considerarsi del tutto sovrapponibile alle posizioni su quella particolare questione, è chiaro che il movimento NoTAV rappresenta una minoranza, per di più una minoranza in evidente calo, e non la totalità, o la maggioranza, della “Valle”, o del “Popolo della Val di Susa”, come boriosamente si presentano i suoi esponenti.

Ma questa sembra essere una regola per tutti quelli che dicono di parlare a nome del “Popolo”.

Gli italiani e la grammatica. Mille anni fa.

xii. De herese in Italia reperta

23. Ipso quoque tempore non impar apud Rauennam exortum est malum. Quidam igitur Vilgardus dictus, studio artis gramatice magis assiduus quam frequens, sicut Italicis mos semper fuit artes negligere ceteras, illam sectari. Is enim cum ex scientia sue artis cepisset inflatus superbia stultior apparere, quadam nocte assumpsere demones poetarum species Virgilii et Oratii atque Iuuenalis, apparentesque illi fallaces retulerunt grates quoniam suorum dicta uoluminum carius amplectens exerceret, seque illorum posteritatis felicem esse preconem; promiserunt ei insuper sue glorie postmodum fore participem. Hisque demonum fallaciis deprauatus cepit multa turgide docere fidei sacre contraria, dictaque poetarum per omnia credenda esse asserebat. Ad ultimum uero hereticus est repertus atque a pontifice ipsius urbis Petro dampnatus. Plures etiam per Italiam tunc huius pestiferi dogmatis sunt reperti, qui et ipsi aut gladiis aut incendiis perierunt.

XII. Si scopre un’eresia in Italia

23. Un male simile sorse a Ravenna negli stessi anni. Un tale chiamato Vilgardo si dedicava con grande passione ed assiduità allo studio delle discipline linguistiche, come usano da sempre gli italici, che per applicarsi a questi studi tralasciano tutti gli altri. Gonfio di superbia per il suo sapere, e quando ormai manifestava nei suoi atteggiamenti una sempre maggiore stoltezza, una notte gli apparvero dei diavoli sotto le sembianze dei poeti Virgilio, Orazio e Giovenale. Essi finsero di ringraziarlo per la passione con cui si dedicava alle loro opere e per essere così felice divulgatore della loro fama presso i posteri, promettendogli inoltre di farlo nel futuro partecipe della loro gloria. Corrotto da questi diabolici inganni, Vilgardo iniziò in modo tronfio ad impartire insegnamenti contrari alla santa fede, e ad affermare che le parole dei poeti dovevano in tutto essere ritenute vere. Alla fine però fu giudicato eretico e condannato da Pietro, vescovo di quella città. In Italia vennero allora trovati molti uomini che aderivano a queste funeste dottrine e tutti morirono o trafitti dalle spade o bruciati sui roghi.

Rodolfo il Glabro, Storie, Libro II
Trad. D. Tuniz

Da quanto sopra si può ricavare che:

  1. Mille anni fa esisteva, ed esisteva già da un certo tempo, l’Italia; ed esistevano, ed esistevano già da un certo tempo, gli Italiani.
    (“Mille anni fa? possibile?” “Sì, mille anni fa.” “Minchia.”)
  2. Già mille anni fa gli italiani erano noti per la loro fissazione grammaticale.
  3. Contro la doppia peste degli Italiani e dei fissati grammaticali c’è un unico rimedio: il ferro ed il fuoco.
  4. Enrico Ferrini è un perfetto imbecille; e sarebbe stato un perfetto imbecille anche ai tempi di Leonardo; e sarebbe stato un perfetto imbecille anche i tempi di Rodolfo il Glabro.

Il seguente articolo è stato stimolato da un post di un certo Enrico Ferrini il quale sostiene che Leonardo non è italiano, poiché cinquecento anni fa l’Italia non esisteva.

La vera storia di Vezzolano

Carlo Magno

Un giorno Carlo Magno se ne andava bel bello per la campagna, cercando, secondo il suo solito, il Sacro Graal.

Cavalca cavalca, lui e i suoi due compagni si addentrarono sempre di più in una foresta fitta e misteriosa, finché si accorsero di aver perso la strada. Mentre si guardavano perplessi intorno, cercando la traccia del sentiero, arrivarono in una radura, dove videro una piccola chiesa, e accanto, quella che sembrava un’antica tomba in pietra, corrosa dal tempo.

Improvvisamente quella tomba si scoperchiò, e ne uscirono tre cadaveri putrefatti.

Lo spettacolo era così raccapricciante, che Carlo Magno cadde a terra in preda ad un attacco di epilessia, malattia di cui soffriva da quando, ancora bambino, una nutrice malefica e infedele gli aveva somministrato il vaccino.

Quando si risvegliò, accanto a lui c’era un vecchio monaco, che lo osservava con sguardo amorevole. Questi lo aiutò a rialzarsi, e Carlo, ripreso un po’ il fiato, gli chiese:

— Buon padre, che luogo è questo? E cos’è quell’orrendo spettacolo che ho visto?

— Tu ti trovi in una località chiamata Vezzolano, parola che nell’antica lingua dei Celti significa culo del mondo. Quella tomba che tu hai visto, è in realtà un pertugio che mette in comunicazione il nostro mondo con l’altro mondo. Nelle profondità dell’inferno vi è il Principe delle Tenebre, chiamato Bilderberg, che tesse le sue trame di dominio. Da questa tomba manda i suoi agenti in giro per tutti i paesi ed i regni della terra. Essi hanno l’apparenza di bei giovani e donne avvenenti, e in questo modo ingannano e seducono gli uomini, portandoli alla rovina.

— Ecco la causa di tutti i nostri mali! la Grande Cospirazione!

— È vero, purtroppo! Ed è così dall’inizio dei tempi. Questo è il luogo dove avvenne il primo grande Inganno. Qui il Serpente sedusse Eva, offrendole il frutto avvelenato. I semi di mela che la nostra progenitrice sputò per terra, trovandoli indigesti, hanno fatto nascere il frutteto che vedi qui dietro.

— Già, quegli alberelli non mi sembravano tanto floridi.

— Gli inganni del demonio non portano mai buoni frutti. Per questo io sono venuto qui, tanti anni fa, e ho costruito questa piccola chiesa, dedicata a Santa Maria. Da quando la Beata Vergine ha preso qui la sua dimora, la potenza del diavolo è abbattuta, ed i suoi agenti appaiono quello che sono in realtà, dei ripugnanti e puzzolenti cadaveri, e non possono più ingannare nessuno.

— Benedetto Padre! Così grazie a te l’inganno è cessato, e l’Ingannatore è confuso!

— Purtroppo, quando sono arrivato io, molti di questi impostori erano già venuti alla luce, ed ora continuano la loro opera perversa. Ora tocca a te combatterli e far trionfare il Vero e il Giusto.

— Ma come posso io, che sono solo un uomo, contrastare le forze dell’inferno?

— Guarda. Sotto quest’umile abito da monaco io sono in realtà un Cavaliere Templare, e ho il compito di darti quest’arma.

Così dicendo, il misterioso monaco estrasse da sotto l’abito una lama affilata e splendente.

— Questa è la spada chiamata Excalibur. Essa à stata forgiata nel ferro di un meteorite. Ha quindi natura astrale, e non solo ti garantirà la vittoria contro i tuoi nemici, ma ti aiuterà a non perdere mai più l’orientamento. Nella foresta più oscura, nel mare più tempestoso, la sua forza magnetica ti indicherà sempre il punto del lunistizio. Ma è quasi mezzogiorno, credo che sia ora di mettere qualcosa sotto i denti.

Il monaco guidò Carlo verso un grande, maestoso cipresso, il cui antico legno mostrava una fenditura bordata di muschio. Essa era in realtà l’ingresso della cella del monaco, che si rivelò assai più ampia e confortevole di quanto poteva apparire dall’esterno. Mentre il monaco apparecchiava, Carlo osservò l’arredamento, che era veramente di buon gusto.

— Padre, lo sai che hai proprio un bel servizio di piatti?

— Grazie. Sono piatti arabi, me li ha regalati un mio amico saraceno. I saraceni, contrariamente a quello che si dice, sono delle brave persone. Sono anche loro devoti alla Madonna, per questo vogliono bene a questo luogo e a me. Questi tre piatti mi sembrano i più belli, non ti offendere se non te li metto in tavola, ma se un giorno riuscirò a costruire una chiesa più grande e più ricca, mi piacerebbe incastonarli nella facciata… Ah, eccoti, — disse rivolto ad un giovane monaco che si era affacciato sulla porta. — Carlo, ti presento il mio confratello Fanto. Noi due siamo i soli officiales di questa piccola chiesa.

— Che bella storia, e che buoni monaci che siete! Questo luogo, e questa chiesa, meritano veramente di essere conosciuti nel mondo! Adesso ho una questione con i Longobardi, ma se l’affare mi va bene, quando torno, voglio rifare questa chiesa molto più grande.

— Carlo, ti ringraziamo per le tue buone parole e per l’intenzione, ma noi ci contentiamo di vivere così, in questa foresta, assorti in devota preghiera, mentre i raggi del sole, con mirabile allineamento, illuminano le immagini sacre.

Vezzolano, 1° aprile 2019

Il 2018 sarà ricordato come l’anno che ha ricompattato l’Europa.

I britannici volevano andarsene, l’Europa ha detto: Andate, se siete capaci. Ora i britannici hanno scoperto che non ne sono capaci. Il governo May continua a perdere pezzi, e i brexiteer sono divisi fra quelli che un accordo di merda è meglio di nessun accordo, e quelli che nessun accordo è meglio di un accordo di merda.

Da mesi il governo italiano strilla: Fate come diciamo noi, se no affondiamo tutti. Gli altri 18 dell’Eurozona rispondono in coro, calmi calmi: Siete solo voi che state affondando. Noi stiamo benissimo.

Fernando Botero, Ratto d’Europa, 2006

Il PD alla fiera delle primarie

È cominciato il grande talent show.

Boss grandi e piccoli che promettono “unità”, alternati alla folla degli sconosciuti che implorano un “passo indietro”.

Questa storia delle primarie aperte si è rivelata un disastro. Zero discussione, zero vera selezione di un vero gruppo dirigente.

Avremo un nuovo capo social-carismatico, seguito da una cordata di arrampicatori, sostenuto da una claque di tifosi sul web.

Intendiamoci, questo è un sistema che funziona benissimo in un partito di destra. Perché questa è, oggi, la destra.

Ma per un partito che vorrebbe essere di sinistra, è un suicidio.

Io, che non sono più iscritto a nessun partito da oltre quattro anni, forse andrò a votare. Forse. Per chi voterò, non è cosa che vi riguardi.

Andrò a votare per il segretario di un partito che non è il mio, perché questa è la scelta demente dell’ex partito della sinistra riformista sprofondato nella melma del populismo.

La vendita di un segretario come fosse una batteria di pentole.

Poi starò a vedere che succede. Poiché quel partito non è il mio partito, non mi sentirò minimamente vincolato a sostenere il vincitore. Se riuscirà a rimettere insieme un vero partito, un vero soggetto politico collettivo, forse lo appoggerò. Se invece sarà un nuovo replicante in giacca e cravatta, che ripropone le solite chiacchiere di una politica “vicina alla gente”, starò a guardarlo mentre sprofonda. Senza emozioni, senza rimpianti.