Zio Michele, Ruby e la lingua di Sodoma e Gomorra

C’è di peggio che ammazzare e violentare (non s’è ancora capito in che ordine) una nipote, sventolare la begonia (propria o altrui) per sfilare ad un vecchio demente qualche migliaio di euri?

Il peccato orrendo di quest’epoca infelice sembra essere linguistico. Un uso contro natura del linguaggio, una Sodoma e Gomorra verbale in cui le parole a tutto servono, meno che a comunicare un significato.

Sono stato io non sono stato io è stata lei non è stata lei perdonami ti perdono non potrò mai perdonarti. Lo conosco non lo conosco non l’ho mai conosciuto lo conosco ma gli voglio bene sono andata non sono andata sono andata ma non ho fatto niente m’ha dato dei soldi non m’ha dato dei soldi. Giuro giuro giuro lo giuro è così non è così, sniff sniff, qui lo do dico qui lo nego mi smentisco mi correggo mi interpreto. Sniff sniff.

Qualcuno si porta avanti con il lavoro: non parlo, ma potrei parlare, parlerò, non oggi, domani (forse) parlerò, vedrete, parlerò di sicuro, se parlerò ve lo farò sapere.

Il linguaggio da strumento della comunicazione e della (la sparo grossa!) conoscenza, diventa un abito che si cambia ad ogni occasione, un gesto intercambiabile di mimèsi, camuffamento, occultamento. Dire le cose come stanno è il vero scandalo, e perfino la Chiesa scopre nell’educazione sessuale il suo più gran nemico. Pessimi attori, nello spettacolo / nella politica / nella vita privata, si agitano per ottenere qualche minuto d’attenzione dalle telecamere, ed improvvisano una commedia di cui non conoscono il copione, probabilmente non sanno neanche se c’è o non c’è un copione, cercano di compiacere il pubblico del momento, recitano una fìc-scion scambiandola per vita vera e vivono la vita vera come se fosse una fìc-scion, un attimo dopo, altro pubblico, altra fìc-scion, un’altra vita altrettanto vera altrettanto finta.

Poveri stronzi patetici, che ballano alla musichetta strimpellata dallo stronzo più patetico di tutti.

3 commenti su “Zio Michele, Ruby e la lingua di Sodoma e Gomorra”

  1. Bene, bravo, uno che sa scrivere e cogliere la vera tragedia di questa centocinquantenne: tempora e mores.
    E che s’unisce alla piccola schiera che sa ancora declinare i nomi maschili italiani: euro > euri: grazie!
    Saluto – ermanno morgari

  2. E franco, dollaro, marco, rublo, dinaro ecc. e lira, dracma, peseta, rupia… invariabili no, ma euro sì, perché? E gli stranieri, se non usano l’unità di misura ufficiale €, mettono tanto di s per formare il plurale, ma noi no, perché?
    Forse perché l’invariabile “fa” più tecnologico, più globalizzato ma è – per me – ingiustificato e insopportabile; e forse psicologicamente ha aiutato a svalutare il denaro, sterilizzandone la percezione, un po’ sulla linea del “non vedente” o del capolavoro: “diversamente abile”.
    Saluto – e m

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