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Perché non imparano?

Scrive Papi Boy su it.istruzione.scuola:

Il problema non è se sono più o meno intelligenti rispetto a 30 o 40 anni fa, il problema è che non gliene frega assolutamente niente di imparare.

C’è una sorta di stupefacente sordità, di assoluta incapacità a costruire un ponte fra sé stessi e ciò che gli viene insegnato.

In seconda ho parlato a lungo, in questi ultimi mesi, di Pirandello e Kafka. Ho insistito sul fatto che sono autori che parlano della vita quotidiana di persone comuni, dei più banali problemi dell’esistenza. Su Kafka, in particolare, insistevo sul problema del rapporto con il Padre (La sentenza, La metamorfosi). Mi sono spinto a fare allusioni decisamente scoperte, quasi offensive, a situazioni private di alcuni allievi. Ma quello che più di tutti gli altri rideva come un matto, dicendo che Kafka è un matto che parla di cose che non esistono (un uomo che diventa uno scarafaggio, ma quando mai!), è proprio il ragazzo di cui sappiamo che ha un rapporto spaventosamente conflittuale con il padre, e che proprio per questo motivo probabilmente abbandonerà la scuola prima della fine dell’anno.

Alla verifica finale ha consegnato il foglio bianco, gli ho messo 1. Ha accolto il voto con un sorriso beffardo.


Altra classe. Un allievo straniero, timido, spaurito, che non sa ancora bene l’italiano, ed è spesso vittima di crudeli scherzi da parte dei compagni, legge e riassume un articolo di giornale sul bullismo. “Il bullismo porta all’isolamento”, doveva scrivere. Invece di “isolamento” scrive “insolazione”.


Altra classe, altro allievo, mi è stata riferita: “Cosa vuol dire triangolo equilatero?” “Che ha quattro lati”.

Ma quest’ultima l’ho messa solo per ridere.

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