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Piccola storia di sanità

“k**” ha scritto su it.istruzione.scuola:

Un’insegnante ieri sera a Annozero: “Beata lei che ha Papi, noi tutti vorremmo avere uno che ci può dare una mano, magari uno zio medico che ci fa fare le visite prima…..”

Lunedì 4 vado dal mio medico, mi faccio visitare, e ricevo le richieste per esami e visite specialistiche.

Martedì 5 sono all’Asl di Chieri (TO). Esami del sangue e delle urine: c’è una marea di gente, ma il Poliambulatorio è una specie di catena di montaggio. Entro alle 8, alle 8,30 sono fuori.

Quel giorno stesso prenoto la visita cardiologica: codice B (Breve), che non è U (Urgente), vuol dire prenotazione per giovedì 7, ore 9,30.

Giovedì arrivo qualche minuto prima, giusto per pagare il ticket al Punto Giallo. Alle 9,30 sono già sul lettino con gli elettrodi appiccicati alla pelle, alle 10 ho già fatto l’ecografia, la dottoressa si gira verso il compiùter e mi prenota in ospedale un ellettrocardiogramma sotto sforzo per Venerdì 15 (attenzione: dal Poliambulatorio mi fa direttamente la prenotazione in ospedale). Alle 10,15 sono fuori, con il referto. Ah, ho dimenticato la giustificazione per l’assenza. Torno, con la faccia contrita. Prima delle 11 sono a casa. Ho chiesto un permesso per un giorno intero, sono un po’ pentito, avrei potuto fare le ultime due ore.


Se le insegnanti che vanno da Santoro invece di strillare Papi e Zio pretendessero di avere quello che è normalissimo avere e che è possibilissimo avere, le cose andrebbero un po’ meglio per tutti.


Se i politici, invece di strillare “ah, i mali della sanità…” solo per far finanziare la clinica del cognato, si preoccupassero di far funzionare le cose come è normale che funzionino e come è possibile che funzionino, le cose andrebbero un po’ meglio per tutti.


Sono imbecilli come quell’insegnante che ci regaleranno altri vent’anni di Berlusca.

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