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Provincialismo

“Non parteciperemo alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo. D’altra parte, abbiamo solo un paio di navi e qualche aereo, e il Mediterraneo è grande.”

Queste parole sarebbero poco opportune in bocca ad un sindachello in camicia verde della profonda Padania.

Ma quando a pronunciarle e il Ministro degli Esteri dell’ex dominatrice dei mari, della potenza che col vessillo dei tre leopardi mandava le proprie navi a pattugliare gli oceani del mondo intero, cascano le braccia dallo sconforto.

È sempre sgradevole vedere un’ex grande signora adattarsi ai modi sgangherati di una comare di provincia. E quanto più è grande la caduta, tanto più amaro è lo sconforto. Per di più, qui non si tratta della toilette da indossare al matrimonio di una lontana pronipote – una parente povera, che non merita la mise delle grandi occasioni –, ma di una questione che riguarda la vita e le morte di decine di migliaia di disperati.

Il rifiuto di partecipare all’operazione di salvataggio, la sempre più petulante richiesta di defilarsi da un’Europa in cui l’inglese è pure la lingua di scambio più diffusa, avranno giustificazioni contabili di un certo peso, ma non tali da nascondere l’involgarimento dei costumi, la perdita di ogni bussola morale.

Come unica consolazione, potranno dire di non essere i soli.

In un’Europa distratta e provincialotta, e tutta intenta a rimirare le profondità di 28 ombelichi, chissà che non tocchi di nuovo all’Italia salvare il decoro di un intero continente.

Con buona pace degli inglesi, e dei sindachelli ecc.

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