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Domenica, al Quirinale

Domenica 28 aprile, pochi minuti dopo mezzogiorno, ero a Roma, in coda con altre decine di persone che attendevano l’ultimo turno di visita al palazzo del Quirinale.

Per ingannare l’attesa, alcuni sfogliavano sul telefonino le ultime notizie. Abbiamo quindi ricevuto contemporaneamente la cronaca del giuramento del nuovo Governo, che si svolgeva letteralmente a pochi passi da noi, e la notizia della sparatoria avvenuta a poco più di un chilometro in linea d’aria.

Non so se Luigi Preiti è un pazzo, o solo un disperato; se è vittima o carnefice. Di sicuro è un cretino.

Con l’infallibile intuito, e il cronometrico tempismo di cui solo gli autentici cretini sono capaci, ha individuato, per compiere la sua sparacchiata contro l’odiata casta dei politici, l’unico preciso istante in cui nel palazzo del Governo non c’era nessun Governo. Non il vecchio, che in quel volgere di minuti veniva ufficialmente dichiarato decaduto; non il nuovo, ancora impegnato nelle cerimonie e negli adempimenti d’uso presso quell’altro palazzo. Neanche a Ferragosto o a Capodanno avrebbe avuto la stessa matematica certezza di sparare al bersaglio sbagliato.

Ne hanno fatto le spese due sconosciuti Carabinieri, che avrebbero preferito rimanere tali, cioè sconosciuti; come capita a tutti quelli che in ogni epoca sono coinvolti nell’impresa di qualche cretino che cerca la notorietà con il sistema di Erostrato.

Non sono passate neanche quarantott’ore, e, come era matematicamente prevedibile, altri cretini hanno voluto esprimere la loro ammirazione per l’“uomo in giacca e cravatta”, inalberando la sua foto nel corso della manifestazione del 1° maggio. Anche questi, ben determinati a fare il massimo danno, senza che ne venisse alcun beneficio, né per loro, né per altri.

Fortunatamente, come in genere capita, gli imitatori non hanno avuto lo stesso talento del loro modello, ed hanno solo rovinato la manifestazione, fortunatamente senza né morti né feriti.

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