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L’economia della scuola. Capitolo primo.

Ragionare per metafore può essere efficace dal punto di vista espositivo, ma dal punto di vista logico è quasi sempre capzioso.

In ogni caso, anche le metafore possono essere più o meno efficaci.

Una delle metafore più sciocche è quella della "scuola azienda".

Ci sono tantissimi motivi per cui ragionamenti di tipo aziendale non possono essere applicati alla scuola, provo ad enunciarvene uno.

Nella scuola non si possono fare economie di scala. Si possono fare economie di scala nell’edilizia scolastica, ed in alcuni altri aspetti marginali, ma nella didattica no. Anzi, dal punto di vista dell’insegnamento vero e proprio, è più probabile che si verifichino delle diseconomie di scala.

In altri termini, nella scuola si possono ragionevolmente perseguire tre obiettivi:

  1. il miglioramento della qualità dell’istruzione
  2. l’allargamento del sistema scolastico, e quindi l’aumento del numero dei diplomati
  3. la riduzione dei costi.

Ma non si possono perseguire questi tre obiettivi insieme. Si deve fare una scelta. Si decide quale deve essere l’obiettivo prioritario, ed in conseguenza di questa scelta almeno un altro obiettivo deve essere completamente abbandonato, e anche il raggiungimento del terzo può incontrare delle difficoltà.

Com’è noto, quasi cinquant’anni fa la società italiana si avviò verso la scolarizzazione di massa. Il primo atto fu la riforma della scuola media. Seguirono altre trasformazioni, con una loro storia particolare, che però nel complesso corrispondevano ad un’evoluzione comune a tutti i paesi avanzati.

Com’è evidente, questa scelta comportò un aumento dei costi. Forse anche un peggioramento della qualità dell’istruzione, anche se in questo caso sicuramente bisogna fare la tara dell’effetto ottico per cui tutto quello che c’era una volta era meglio ecc.

Oggi la scelta è la riduzione dei costi. Certo, ognuno ha la sua lista personale di sprechi che si potrebbero eliminare nella scuola, come in ogni struttura organizzata, soprattutto se è molto grande. Ma la riduzione dei costi che ci viene proposta va ben al di là di una semplice razionalizzazione della spesa.

È possibile che una società decida un’operazione di questo genere, purché sappia a cosa va incontro. Ridurre i costi, significa rinunciare o alla qualità dell’istruzione, o all’aumento del numero dei diplomati, o a entrambe le cose insieme.

Chi dice che si può avere un maggior numero di diplomati, meglio preparati, ad un costo minore, è un millantatore.

Una risposta su “L’economia della scuola. Capitolo primo.”

Sono assolutamente d’accordo con lei. Il dramma è che da noi insegnanti pretendono tutto: la qualità dell’insegnamento e iniziative di recupero per tutti (quindi un’alta quantità di diplomati, o diplomabili).

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