Risposta dovuta: Italian Serendipity di Tino Vittorio

In un social ero entrato in una discussione su un libro che ho letto in ritardo: Italian Serendipity di Tino Vittorio, ed. Bonanno 2012. Qui pubblico alcune considerazioni in proposito.

Siamo nell’ambito delle interpretazioni del Risorgimento, ed in questo caso, si tratta di un’interpretazione esplicitamente revisionista in chiave meridionalista. Non so se il tema interessa qualcuno; in ogni caso, tanto dovevo alla cortese corrispondente.

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Maggioritario

Se ci fosse il Porcellum, oggi un Presidente del Consiglio di nome Matteo Salvini ci spiegherebbe perché non è possibile sbattere fuori 600.000 stranieri – perché non è possibile, chiaro? Perché… ci possono essere tanti perché, a scelta: colpa dell’Europa? Ma sì, l’Europa va sempre bene.

Se ci fosse l’Italicum, domenica prossima voteremmo al ballottaggio tra Salvini e Di Maio.

Ma non sono solo questi due, s’intende. L’altra volta, la coalizione di centrosinistra, allora vincente, ci disse che col 29,5% era possibile cambiare la Costituzione. E neanche quello fu un bello spettacolo.

Prime impressioni (ore 11 del 5 marzo).

Bisogna vedere ancora la distribuzione dei seggi, che con una legge elettorale così scombinata è difficile da prevedere; ma stando alle percentuali, la buona notizia è che i fasciorazzisti non hanno trionfato. Hanno avuto un buon risultato, ma hanno mancato l’obiettivo principale. Non sono riusciti né a resuscitare la salma di Mussolini, né a rivitalizza la mummia di Berlusconi, né a rendere credibile l’europarlamentare con il 90% di assenze: il partito di Salvini prende addirittura meno di quello di Renzi.

I nipotini di Priebke: FN e Casapound, rimangono una minoranza rumorosa e puzzolente, ma non dovrebbero riuscire ad ammorbare col loro lezzo di carne putrefatta le aule parlamentari.

Il fascismo in Italia rimane (per ora, e parzialmente) a testa in giù. Dico “parzialmente” perché la notizia peggiore è che il candidato del Ku Klux Klan è il nuovo presidente della regione Lombardia.

Gli altri risultati confermano le previsioni. I 5* sono il primo partito, ma non sono riusciti a superare la coalizione di destra, e devono salutare l’orgogliosa prospettiva di poter governare da soli.

La sconfitta del PD – la quinta in meno di due anni – più che annunciata, è stata puntigliosamente ricercata, con una serie di errori clamorosi sia al punto di vista politico (catastrofico quello della legge elettorale), sia dal punto di vista della comunicazione (una campagna elettorale praticamente inesistente). Dopo il referendum, sembrava una gara a chi faceva perdere più voti. L’ultima performance è stata rifilare Maria Elena Boschi alla SVP. Poi il nulla.

Il PD scende ora sotto la “soglia psicologica” del 20%. Complessivamente, come partito, e come coalizione, il 6% in meno rispetto al 2013. A questo punto un’eventuale difesa dell’attuale gruppo dirigente sarebbe una farsa surreale. Se fosse un film americano, vedremmo uomini e donne con la faccia scura che fanno su le loro cose in una scatola di cartone e si avviano in silenzio verso l’uscita posteriore.

Ma siamo in Italia, e ci aspetta un lungo piagnisteo.

“Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”

Puntuale come la morte, non si è ancora aperta la XVIII legislatura, che già s’è annunciato il tema forte dei prossimi anni: il vincolo di mandato.

Non sto a spiegare perché si tratta di un obbrobrio. Se non siete in grado di capire da soli che un Paese è libero finché ha un Parlamento libero, e il Parlamento è libero finché ogni singolo parlamentare è libero, potete interrompere qui la lettura e passare ad altri argomenti a voi più consoni.

Per gli altri, posso solo esprimere qui la mia fiducia sull’esito della vicenda.

Non era assolutamente scontato che la riforma Berlusconi – Bossi fosse bocciata. Invece il 25 e 26 giugno 2006 è finita 3 a 2.

Non era assolutamente scontato che la riforma Renzi – Boschi fosse bocciata. Invece è di nuovo finita 3 a 2.

Oggi si fanno avanti i “Nuovi” (ogni legislatura c’è almeno un “nuovo” che ci fracassa i marroni: un “nuovo” destinato a diventare prestissimo “vecchio”). Quelli né di destra né di sinistra. Né fascisti né antifascisti. Quelli che Rousseau è un blog, e il meet-up è… Cos’è un meet-up? Be’, non sono certo loro a farci paura.

La vera novità, purtroppo, è che finora non si sono levate molte voci contrarie da parte di quelli che dovrebbero difendere i principi della democrazia. I “moderati” e i “democratici” e i “riformisti” sembrano avere una voce decisamente fievole. Questo, non solo perché in gran parte condividono la stessa incultura dei né estremisti né centristi; ma anche perché gran parte del danno l’hanno già fatto loro.

Domenica 4 marzo per la quarta volta consecutiva andremo a votare con una legge congegnata in modo da impedire ai cittadini di scegliersi i loro rappresentanti. Nel 2006, 2008 e 2013 abbiamo già votato un Parlamento che di fatto era un “bivacco di manipoli”, un Parlamento di arruolati, con l’unico requisito della fedeltà al capopartito o al capocorrente. E nel 2018 eleggeremo di nuovo un Parlamento di bloccati, nominati, garantiti. Un Parlamento di quelli che partono già col collegio sicuro, da Bolzano a Lilibeo – perché metti che gli elettori preferiscano un altro?

Insomma, difendere la libertà dei singoli componenti di questo, che è già come formazione un Parlamento di ascari, diventa pesante. Il rischio è che molti comincino a pensare, che a questo punto tanto vale che si mettano in divisa.

Be’, però merita lo stesso provarci, non trovate?