Sistemi elettorali in Italia – una sintesi

  1. Legge elettorale proporzionale per l’elezione dell’Assemblea Costituente, emanata col Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946; fu poi estesa alla Camera dei Deputati con Legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Le si affiancò con Legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la norma l’elezione del Senato, consistente in un proporzionale mascherato da uninominale.
    • Questo sistema elettorale fu applicato 10 volte dal 1948 al 1987.
  2. Modifica delle modalità di elezione della Camera con l’abolizione della preferenza multipla in seguito al referendum del 9 giugno 1991.
    • Questa norma fu applicata una volta, nelle elezioni del 1992.
  3. Modifica delle modalità di elezione del Senato con abolizione della quota proporzionale in seguito al referendum del 18 aprile 1993.
    • Questa modalità di elezione non è mai stata applicata.
  4. Nuove modalità di elezione della Camera e del Senato con Leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277 (cd. “Mattarellum”): sistema uninominale per il 75% dei seggi, con recupero proporzionale per il restante 25%.
    • Sistema elettorale applicato tre volte: nel 1994, 1996 e 2001.
  5. Cd. “Porcellum”, Legge n. 270 del 21 dicembre 2005: proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate alla Camera e al Senato, con modalità diverse per il calcolo del premio di maggioranza fra le due Camere.
    • Legge applicata nelle elezioni del 2006, 2008, 2013.
  6. Cd. “Consultellum”, sistema elettorale risultante dall’applicazione delle modifiche imposte al “Porcellum” dalla Corte Costituzionale con sentenza 4 dicembre 2013.
    • Sistema mai applicato.
  7. Cd. “Italicum” varato con Legge Legge 6 maggio 2015, n. 52. Capilista bloccati, premio di maggioranza assegnato con ballottaggio.
    • Sistema mai applicato.
  8. Legge “Italicum” modificata con sentenza della Corte Costituzionale del 25 gennaio 2017, che abolisce il ballottaggio per il premio di maggioranza, conserva il premio di maggioranza per la lista che raggiunge il 40%, conferma i capilista bloccati e le candidature multiple, ma impone il sorteggio per la scelta del collegio di elezione.
    • Sistema, fino ad oggi, non ancora applicato.

Hitler “al potere con elezioni democratiche”?

HitlerCircola da sempre il luogo comune di Hitler che “va al potere con elezioni democratiche”. Se non è proprio una bufala, certo è un’esagerazione.

Vediamo i dati – che chiunque può verificare:

Elezioni presidenziali del marzo-aprile 1932:
Primo turno: Hitler 30,1%
Secondo turno: Hitler 36,8%.

Soprattutto se guardiamo i dati del ballottaggio, il successo è modesto: solo Giachetti a Roma è riuscito a fare peggio – e non di molto.

Elezioni del Parlamento Federale:
Settembre 1930: NSDAP 18,3%
Luglio 1932: NSDAP 37,8%
Novembre 1932: NSDAP 33,1%

Dunque, nel momento in cui Hitler va al potere, il consenso elettorale del suo partito è addirittura in calo. Adesso che va di moda l’italico “maggioritario”, il 33% è un bolide che ti proietta sul tetto del mondo; ma in Germania allora c’era il proporzionale, e se ti votava un elettore su tre, avevi un deputato su tre.

Dopo due mesi, Hitler ottiene ugualmente il cancellierato per una serie di motivi che prescindono dal risultato elettorale: il favore del vecchio Hindenburg, l’appoggio dei “poteri forti”, una politica abile e spregiudicata di alleanze con le forze della destra “moderata”, le divisioni e le incertezze dell’opposizione, e soprattutto le continue violenze che destabilizzano i partiti democratici e creano un senso di fatale necessità.

Si tratta comunque sempre di un governo con maggioranza parlamentare vacillante. Hitler decide quindi di avere una vera legittimazione attraverso un nuovo voto popolare.

Il risultato è deludente:

Marzo 1933: NSDAP 43,9%

Queste ultime elezioni sono celebrate quando Hitler è già Cancelliere da due mesi, il Reichstag un mucchio di rovine fumanti, gli avversari politici aggrediti, perseguitati e uccisi, le città e i seggi presidiati da milioni di Camicie Brune in armi. Eppure anche in queste circostanze terribili oltre il 56% dei tedeschi ha avuto il coraggio di dire NO al nazismo.

Hitler capisce la lezione, e tre settimane dopo viene emanata la “Legge dei pieni poteri”. Per i successivi dodici anni non ci sarà più democrazia in Germania, non ci saranno più elezioni né “vinte”, né perse.