La verità sul terrorismo dell’ISIS

(A proposito delle incongruenze degli attentati suicidi, che danno spesso luogo a complicati ragionamenti)

anisUn attentatore suicida è, in primo luogo, un povero coglione.

Uno che sceglie come scopo supremo dell’esistenza farsi saltare in aria / schiantarsi con un camion è il più coglione dei poveri coglioni.

Tutti noi dobbiamo morire, prima o poi. Non ci vuole nessuna particolare capacità, non devi dimostrare nulla, non devi avere un motivo speciale per morire. Muori lo stesso. È l’unica cosa che rende tutti gli essere umani veramente uguali.

Solo il più coglione dei poveri coglioni può pensare che il fatto di morire lo renda in qualche modo speciale.

Detto questo, tutto il resto viene di conseguenza.

Il terrorista suicida non ha bisogno di nessun addestramento speciale. L’addestramento di un soldato normale consiste nell’imparare ad uccidere senza essere ucciso. O per lo meno, ad uccidere il maggior numero di nemici prima di essere ucciso. Il terrorista suicida è solo un soldato usa e getta. Non ha bisogno di una buona mira, non ha bisogno di particolari doti offensive, non deve maneggiare tecnologie complesse, non ha bisogno di nessuna capacità difensiva. L’unica cosa che deve fare è farsi ammazzare.

Il terrorista suicida non ha bisogno di una particolare astuzia, di un supporto di intelligence. Non deve entrare in un fortilizio nemico protetto da guardie armate, non deve superare raffinati sistemi di allarme, non deve indossare strani travestimenti. Deve solo individuare un posto qualunque pieno di gente e andare a farsi saltare in aria / schiantarsi con il camion.

L’unico requisito, è che non cambi idea all’ultimo momento. Ma per questo, occorre solo un po’ di lavaggio del cervello ideologico. E fare il lavaggio del cervello a un povero coglione è la cosa più facile di questo mondo.

Poiché non è previsto che il terrorista suicida sopravviva, non c’è bisogno di elaborare una tattica per il dopo. I terroristi suicidi che sono così coglioni da non riuscire neanche a farsi ammazzare nel corso della loro azione suicida, sono presi ed ammazzati dopo pochissimo tempo.

Non è previsto che un terrorista suicida abbia esperienza e impari dai propri errori. Un terrorista suicida, per definizione, NON fa errori. L’unico errore che può fare, è la sopravvivenza: ma a questo si rimedia quasi subito.

Dal punto di vista strategico, l’impiego dei terroristi suicidi ha una efficacia totale.

La centrale terrorista incarica cento poveri coglioni di compiere l’attentato. Novantanove di loro si fanno beccare nei primi giorni, e per i motivi più cretini: perdono i documenti, scrivono su FaceBook che stanno per fare l’attentato, si fanno prendere al posto di blocco perché mostrano i documenti veri, oppure tirano fuori la pistola mentre gli vogliono solo fare la multa per divieto di sosta… Uno di loro non si fa beccare: è un coglione come gli altri, e fa esattamente gli stessi errori, ma ha un gran culo, oppure viene fermato per strada da poliziotti coglioni come lui. Quell’unico terrorista superstite riesce alla fine a farsi saltare in aria / schiantarsi con il camion.

Uno su cento ce l’ha fatta, ma dal punto di vista della centrale terrorista, il tasso di successo è del 100%. Volevano l’attentato, e hanno avuto l’attentato.

A proposito di un governo “non eletto dai cittadini”

Siamo d’accordo. In una democrazia parlamentare i cittadini eleggono il Parlamento, non il Governo. È così nella Costituzione appena confermata a larga maggioranza, e sarebbe stato così anche con la Riforma appena bocciata.

Però adesso basta. Esistono le forme della democrazia, ma esiste anche la sostanza. È sbagliato contrapporre la sostanza alle forme istituzionali, poiché si rischia una deriva populista ed eversiva. Ma è altrettanto sbagliato contrapporre ostinatamente la forma alla sostanza. Alla fine, il rischio è lo stesso.

La sostanza è il consenso, ingrediente indispensabile di ogni forma di Stato, sia democratico, sia autoritario. Senza consenso, lo Stato non regge. Senza consenso, le forme della democrazia non reggono.

E non bisogna essere sondaggisti per rendersi conto che oggi esiste un enorme problema di consenso. E quando le forme sono troppo distanti dalla sostanza, quando le parole sono troppo diverse dai fatti, sono le forme e le parole che devono adeguarsi alla sostanza e ai fatti, non il contrario.

Questo governo non è “eletto” come non lo è stato nessun governo della Repubblica. Siamo d’accordo. Ma non basta continuare a ripetere beffardamente questa frase per cancellare la sostanza: a partire dal fatto che neanche la maggioranza del 54% alla Camera è mai stata votata dai cittadini: alle ultime elezioni politiche, il partito di maggioranza relativa è stato votato dal 29,5%; poi è intervenuto il barbatrucco del Porcellum che ha moltiplicato i voti e i seggi fino al 54%. E sappiamo tutti benissimo che la Corte Costituzionale ha detto che ecc., quindi quel miracolo incostituzionale non ha delegittimato il parlamento in carica; la forma è salva, ma rimane il fatto che considerare quel 54% come se fosse espressione di un 54% di consenso reale, significa coprirsi gli occhi con mezzo chilo di nduja per non vedere la realtà.

Abbiamo assistito ad un altro miracolo: un Presidente del Consiglio che alle 15 riceve un voto di fiducia da parte del Parlamento, e alle 19 va al Quirinale a dimettersi. Lo poteva fare? Certo che lo poteva fare: essere Presidente del Consiglio non è una condanna a vita. Però accidenti. Ci vuole come minimo una bella faccia di bronzo. E credete che la gente non se ne sia accorta?

Adesso stato nominato un nuovo Presidente del Consiglio, che andrà a ricevere la fiducia da quel famoso 54%. È corretto? Certo che è corretto. Però minchia, e scusate l’eufemismo.

In questo nuovo governo occupa un posto di altissimo rilievo quell’ex Ministro delle Riforme che non solo porta la principale responsabilità di una Riforma bocciata dai cittadini, ma anche la principale responsabilità della successiva situazione assurda, per cui oggi tutti (compreso quel 29,5… scusate: 54%) invocano nuove elezioni come unica via d’uscita da questa gravissima crisi, ma non abbiamo una legge elettorale. È corretto? Certo, il Presidente del Consiglio nominato porta al Presidente della Repubblica la lista dei nuovi ministri ecc. (Art. 92) Ma pensate che la gente non se ne sia accorta?

E a proposito del Presidente della Repubblica, nessuno mette in discussione l’altissima responsabilità di quella carica, che viene esercitata in totale autonomia, poiché “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni” (art. 90). Però uno non può fare a meno di rilevare che questo scempio, formalmente corretto, della sostanza (ed alla fine anche un pochino delle forme), della democrazia, si è compiuto sotto l’occhio a volte distratto, spesso addirittura benevolo di due eminenti, indiscussi e inattaccabili Presidenti della Repubblica. Che questa situazione, che ha creato una gravissima lacerazione nel paese, ha avuto la benedizione di colui che “rappresenta l’unità nazionale” (art. 87).

Insomma, potete continuare a trattare il 59% degli italiani come degli imbecilli che non sanno che “nessun governo è eletto”.

Però poi non stupitevi se vi diciamo che con questa arrogante sicumera non fate altro che soffiare sul vento dell’antipolitica, non fate altro che confermare il pregiudizio qualunquista che vede nelle istituzioni solo un “imbroglio” ai danni della “povera gente” (Promessi Sposi XIV).parlamentovuoto