La riforma della Costituzione spiegata da Eraclito

È venuto a trovarmi un mio vecchio amico, il filosofo Eraclito.

È un filosofo greco della vecchia scuola, cresciuto al sole della Ionia.

In realtà “filosofo” non so se è il termine giusto, lui non si è mai occupato di grandi sistemi di pensiero. La sua “filosofia” è fatta di frasette strane, apparentemente insignificanti, un po’ misteriose, che però sotto sotto lasciano scorgere un grande buon senso.

Stavamo parlando del più e del meno, ad un certo punto dice:

— Sono andato a nuotare nel fiume. Ma l’acqua non era quella di una volta. —

— Stai attento, nei fiumi succedono sempre disgrazie, sembra una cosa da nulla, lo so che tu sei un bravo nuotatore, ma ci sono i mulinelli, le correnti… —

— Sì sì, ma l’acqua non era quella di una volta… —

— Eh sì, l’inquinamento… —

— No no, non è quello, l’acqua scorre… —

— Certo, scorre perché è un fiume, se no sarebbe un lago… — Ma non mi dava retta, continuava a bofonchiare la stessa frase.

Per cercare di toglierlo da quest’idea fissa, ho cercato di cambiare argomento.

So che non avrei dovuto, a lui queste cose non interessano, ma è il tema del giorno, ad un certo punto mi sono messo a parlare della riforma di Renzi, Italicum e Costituzione. Mi sono accalorato un po’ troppo, ho parlato di quest’enorme pasticcio, norme confuse, disordinate, a volte contraddittorie, probabilmente inapplicabili. Un testo, anche linguisticamente, scritto con i piedi.

Lui è stato ad ascoltarmi attentamente, poi ha detto: — L’acqua scorre… —

Aiuto, è di nuovo fuori, ho pensato. Ma lui ha continuato a parlare.

— Vedi, mi hai parlato delle elezioni politiche del 2013, di quel lunedì di febbraio quando Bersani ha detto “Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto”… È vero? —

— Certo — ho risposto, stupito che avesse seguito questi discorsi che per lui devono essere insignificanti.

— Poi alle Europee, quando Renzi ha battuto Grillo per 40 a 20… —

— Proprio così! —

— Vedi, il fiume scorre. Non lo puoi fermare, non lo puoi far tornare indietro… —

Ci risiamo, ho pensato, ma non ho detto niente.

— Invece è quello che vorrebbe fare Renzi. Far tornare indietro il fiume. Perché questo è il suo pensiero. Se nel 2013 invece del Porcellum ci fosse stato l’ItalicumSe invece del Senato della Repubblica ci fosse stato il Senato dei consiglieri regionali… Se ci fosse stato il ballottaggio, e al ballottaggio fosse andata come alle Europee del 2014… e soprattutto se al posto di Bersani ci fosse stato Renzi… Renzi avrebbe potuto dire: Abbiamo vinto! Ma non è così! —

— Non è così — ho gridato. — Non puoi far tornare indietro il fiume! Non ti bagnerai due volte nelle stesse acque! Non voterai due volte alle stesse elezioni! —

— Ecco! Hai capito! —

Avevo capito. Questo è il senso delle riforme di Renzi. Per capirle, non dobbiamo guardare avanti, pensare a quali potranno essere le conseguenze in futuro. Dobbiamo guardare indietro, ad un passato che non tornerà mai più, a elezioni perdute che non saranno mai più rivinte. Allora tutto torna, tutto ha un senso, perfino gli arzigogoli di Sua Mediocrità il Ministro delle Riforme.

Un passato che non sarà mai più il nostro futuro. Questa è la prospettiva di quella Riforma.

Il resto della serata è trascorso in grande serenità, da vecchi amici. Gli ho fatto assaggiare il Freisa della nostra Cantina, una scelta di formaggi locali.

— Non mangerai un’altra volta una robiola come questa! — gli ho detto.

— Certo che no! —