L’accisa

Here is a brand new Italian word that has come into fashion in the last few months: l’accisa. I came across this word for the first time last November, just after the floods which brought so much damage to Liguria and Toscana, when the President of the Regione Toscana announced the introduction of un’accisa sulla benzina per pagare i danni creati dall’alluvione (an accisa on fuel to pay for the damage created by the floods). Then again just a few days ago the Government announced another accisa of two cents on fuel to help the population of Emilia Romagna which was hit by the earthquakes of 20th and the 29th of May. However, according to my Vocabolario della Lingua Italiana Treccani, accisa is actually an obsolete word.

Quanto sopra viene da un blog di linguistica, ed è stato citato nel gruppo di discussione sulla lingua italiana.

Mi sono permesso di rispondere, nel mio inglese maccheronico,

the term may be found in several languages: Latin accensare > Dutch accijns > French accise > Italian accisa > Engl. excise > Germ. Akzise (old form for Verbrauchssteuer) ecc.

en.wikipedia.org/wiki/Excise_tax_in_the_United_States

Agli italici lettori potrei aggiungere che se Monti avesse annunciato l’introduzione di una nuova Excise Tax, avrebbe suscitato gridolini di ammirazione in tutti i bocconolatri.

Gli Irlandesi hanno votato SÌ al 60%.

Gli Irlandesi hanno votato SÌ al 60%.

È un risultato importante. Sicuramente gli Irlandesi non sono soddisfatti dell’Europa così com’è, non lo è nessuno, ma sanno, come ogni persona di buon senso, che quest’Europa è l’unica che abbiamo, e la prospettiva deve essere quella di cambiarla, non di sfasciarla.

Mi permetto una piccola interpretazione, che vale sicuramente come un’espressione di sentimento, non di ragionamento su dati macroeconomici precisi. Quindi nulla, ma abbiate pazienza.

Gli Irlandesi hanno un senso forte della loro identità. La loro piccola isola verde è la loro terra, la terra di tutti loro, e devono conservarla. Hanno imparato a conservarla nei secoli sotto il tallone degli avidi vicini inglesi, e, naturalmente, per reazione hanno volto il loro sguardo verso il Continente.

Percepiscono che solo in un’Europa unita l’Irlanda ha un futuro. E per questo futuro sono disposti a pagare un prezzo molto alto. Ci sono abituati.

Purtroppo la nostra storia è diversa. Da noi prevalgono i piccoli Masanielli da osteria, beati nella contemplazione onanistica del loro particulare:

“Cazzomenefregammé!”
“Tengo famiglia!”
“Padroni in casa propria!”

L’idea stessa di uno sforzo comune per un risultato comune li fa ridere a crepapelle. Roba da illusi, da comunisti, da imbroglioni. Poiché ogni paese ha la classe politica che si merita, questo è il sentimento comune anche nei nostri parlamentari. Che ci volete fare.

L’idea che l’unico modo per cambiare l’Europa è starci dentro, sembra una bestemmia.

Molti di loro sono in attesa del nuovo Mago della Finanza, che si metterà a stampare gli Euro come i soldi del Monopoli – magari stamperà direttamente i soldi del Monopoli. Poiché ogni imbecille è sicuro di essere più furbo di tutti gli altri, ognuno di loro è convinto che riuscirà ad arraffare un bel po’ di questi soldi del Monopoli, di più e più in fretta di quanto questi si svaluteranno.

La chiamano MMT: Moneta del Monopoli per Tutti.

Non credo che l’avranno vinta. Per ora, non c’è nessun nuovo Mago della Finanza, nessun nuovo Di Bella della Macroeconomia, nessun nuovo Politico-non politico all’orizzonte. Quelli che ci sono, strillano più che possono, ma non sembra che abbiano un grande fiato nei polmoni.

Rimane alle persone di buon senso fare il lavoro duro. Salvare l’Europa, per cambiarla.

Anzi: per farla veramente.

Grazie, Irlandesi.