L’errore di Monti

Una vecchia regola, non solo della politica, ma del comportamento umano in generale, dice: non mettere mai il tuo avversario con le spalle al muro. A meno, ovviamente, che tu non sia intenzionato a farlo fuori, costi quel che costi.

Poiché non credo che sia intenzione di Monti far fuori il PD, è evidente che far nascere in un partito che è indispensabile per sostenere il governo l’istinto della sopravvivenza (poiché è chiaro che per il PD cedere sull’art. 18 avrebbe conseguenze disastrose sulla sua coesione interna e sul suo consenso elettorale) non può che aprire una stagione di conflittualità esasperata, il cui esito è molto difficile da prevedere.

Non so perché il Governo abbia fatto questa mossa azzardata e, soprattutto, inutile. La tesi che l’art. 18 sia un ostacolo insormontabile per la ripresa non sta in piedi.

È chiaramente una battaglia ideologica da parte del mondo imprenditoriale, di chi sente che sta vincendo e vuol stravincere, non solo affermare la sua superiorità ma umiliare l’avversario strappandogli di mano le bandiere. E i Professori, pur essendo dei “tecnici”, si sono fatti carico di questa bell’impresa un po’ per spocchia intellettuale, un po’ per istintiva adesione ai miti del loro ceto di riferimento. Ma hanno evidentemente sottovalutato le possibili conseguenze.

Prima si esce da questo pasticcio, meglio è.

Mi ha telefonato un amico

Lo conosco da quando avevamo vent’anni. Ha un negozietto a pochi isolati da dove abitavo fino al 2006. Allora ci vedevamo quasi tutti i giorni, adesso le poche volte che vado a Torino sono sempre preso da vari impegni, appena ho finito salto in macchina e me ne torno in collina.

Il suo, più che un negozio, è una specie di ritrovo, dove ci si ferma a parlare del più e del meno.

Ma dice che da un po’ non riesce ad avere pace. Tutti quelli che entrano gli parlano della TAV, e pretendono da lui che prenda una posizione netta, a favore o contro, se no son guai. Sono esaltati, fanatici. Conosce gente della Val Susa. Pare che ormai là la situazione sia invivibile, una contrapposizione esasperata che ha diviso famiglie, amicizie. Non si riesce a parlare d’altro, a pensare ad altro.

Mi ha chiesto, un po’ timoroso, cosa ne pensavo. Ho risposto che io sono, sia pure con molti dubbi, a favore. Ma soprattutto mi sembra assurdo che su questa cosa si debba per forza dividere il mondo in buoni da una parte e cattivi dall’altra.

Si è un po’ tranquillizzato. Abbiamo cominciato a parlare d’altro.

Abbiamo deciso che è ora di vederci di nuovo.