Matteoli fischiato dai costruttori, ovvero i poveri del mattone.

Un ministro fischiato all’assemblea dei costruttori è un fatto inatteso e significativo.

Fra tutte le categorie di quel mosaico che si chiama società italiana, sicuramente i costruttori sono stati quelli che negli ultimi anni hanno avuto maggiori benefici.

Abbondanti liberalizzazioni, agevolazioni fiscali, condoni edilizi, “piani casa”, soprattutto una tacita ma universalmente nota riduzione dei controlli sulle assunzioni, hanno fatto dilagare un’attività edilizia spropositata e di pessima qualità.

A questo dobbiamo aggiungere la naturale propensione verso la proprietà immobiliare come bene rifugio; ed un’attività speculativa del tutto improduttiva, ma fatta per così dire “a futura memoria”, perché tirare su in quattro e quattr’otto un capannone in mezzo a un prato in ogni caso significa che quell’area resterà definitivamente edificabile.

Il risultato è stato un dissennato consumo del territorio, la distruzione di un enorme patrimonio naturalistico, paesaggistico ed artistico, il degrado della vivibilità di molte zone urbane, ed anche di molte zone rurali, trasformate in una alienante periferia.

Ma ha significato anche spostare grandi investimenti verso un’attività a bassissimo contenuto tecnologico, verso prodotti non esportabili, verso profitti puramente speculativi, nonché l’allargamento di un serbatoio di lavoratori non tutelati ed a bassissimo reddito. Insomma, anche da un punto di vista strettamente economico, è stato un pessimo affare.

Se in Italia esistesse un minimo di capacità di programmare il futuro, si dovrebbe dedicare ogni sforzo per invertire la tendenza, spostare le risorse disponibili verso la produzione di beni reali, verso attività tecnologicamente avanzate, verso la ricerca, l’istruzione, la cultura.

È un segno ormai patologico – anche in senso strettamente clinico – di grave involuzione senile l’insistenza compulsiva su poche vecchie frasi fatte. Il “piano casa” non è che una regressione agli anni ’50, l’idea che l’Italia non abbia altre risorse che il cemento, il mattone e braccia a poco prezzo per tirare avanti.

Ma ormai questi “piani” sono del tutto fuori dalla realtà. L’attività edilizia di questi ultimi anni non ha prodotto né benessere né sviluppo né occupazione, ma solo una selva di cartelli “VENDESI” appesi a brutti manufatti in cemento.

Ora anche i costruttori si sono accorti che così non si può andare avanti – come i vescovi hanno capito che oltre un certo limite la “licenziosità” è un segno di gravissimo disordine mentale.

Alla buon’ora. Potevano pensarci prima. Tutti gli altri (diciamo quasi tutti quelli che non sono né costruttori, né vescovi) l’avevano già capito da tempo.