Nell’Europa di destra l’Italia di destra scopre d’essere sola

Come premessa ad ogni discorso sul tradimento dell’Europa, sarebbe il caso di ricordare che questa è un’Europa di destra.

A suo tempo, l’espansione non solo delle forze di centrodestra “rispettabili”, e un po’ tiepidine nei confronti dell’integrazione europea, ma anche delle forze un po’ meno rispettabili, xenofobe e più o meno sfacciatamente anti-europeiste, era stata salutata con grande soddisfazione da parte di quelli che adesso strillano.

Certo, mettere il governo dell’Europa nelle mani degli anti-europei, è una genialata tale quale mettere il governo dell’Italia nelle mani degli anti-italiani: come si dice in piemontese, furb come Gariboja.

Una genialata che espone agli spettacoli comici che abbiamo visto ultimamente: gli anti-italiani che chiedono agli anti-europei la solidarietà dell’Europa verso l’Italia.

Ancora una volta, si dimostra che il primo requisito per essere di destra è la mancanza del più elementare buon senso.


Poiché la grana risulta più grave con la Francia, allora parliamo un po’ della destra in Francia.

Per mezzo secolo la destra in Francia è stata rappresentata dagli eredi di De Gaulle; un uomo fatto a modo suo, ma che aveva saputo dare alla destra francese un indirizzo diverso da quello vecchio, radicale, razzista, la pancia profonda della Francia rurale e piccolo-borghese, con le sue paranoie anti-semite, le ossessioni anti-moderne, il razzismo esasperato, il populismo aggressivo, la voglia di menar le mani.

Ciò è stato vero fino a Sarkozy, che, non confondiamoci, è anni luce da Berlusconi e Bossi; ma per motivi elettorali ha dovuto esibire qualche ammiccamento alle ideologie identitarie, alla gran pancia dei “padroni in casa propria”. Naturalmente gli imbecilli di casa nostra si compiacquero, a suo tempo, della vittoria di Sarkozy ottenuta su così bel fondamento; ed ancor più si compiacciono dei progressi della signora Marine Le Pen, che di questa destra radicale è l’espressione compiuta.

Poiché il secondo requisito per essere di destra è quello di non avere memoria, allora ricordo che la destra della Francia profonda è anti- un bel po’ di cose, ma ai primissimi posti è anti-italiana. (Beh, i francesi anti-italiani hanno almeno la scusante di essere francesi: a differenza degli italiani anti-italiani, che sono soltanto delle grandissime teste di cazzo).

Senza andare a risvegliare i ricordi dell’accoglienza riservata agli immigrati italiani in Francia nell’800 (immigrati per lo più delle regioni del nord), possiamo ricordare che da una cinquantina d’anni il maître chez soi, il padrone a casa propria francese, ha un grande sogno: far sparire il vino italiano dai negozi francesi.

È a questi francesi profondamente anti-italiani che gli italiani – anche gli italiani anti-italiani, ma da Ponte Chiasso in su e da Ventimiglia in là di queste distinzioni se ne fottono, ed hanno perfettamente ragione – è a questi Francesi che gli italiani hanno chiesto di prendersi un po’ di tunisini.

Intendiamoci: la Francia ha da secoli le mani in pasta in tutta l’Africa nord-occidentale; ha in casa milioni di immigrati, tra cui seicentomila tunisini, in gran parte di seconda o terza generazione. Ed a loro modo loro i Francesi, anche i francesi “padroni a casa propria”, hanno trovato il modo di gestire questa situazione. Un paio di treni in più o in meno è roba da non alzare neanche un sopracciglio.

Ma quello che l’elettore della pancia francese — quell’elettore che Sarkozy ha un bisogno disperato di portar via da Mme Le Pen — non poteva assolutamente tollerare è che fossero proprio gli italiani a scaricare la loro incapacità a prendersi cura un pugno di disperati trasferendoli in Francia. La destra francese ormai si è adeguata all’Europa, si è adeguata pure ad a un milione e mezzo di maghrebini; ma quei due treni che arrivavano dal valico di Ventimiglia no, quello era un affronto intollerabile, un motivo sufficiente per minacciare l’uscita dall’Europa.


— Pronto, Bruxelles? Sono il ministro Maroni. Abbiamo un proble…

— Fora di ball!

— Ma sono migliaia, sbarcano…

— Fora di ball! Fora di ball!

— Ma la solidarietà europea… Schengen…

— La vuoi capire sì o no, italiano di merda? Va’ fora di ball!

— Ma io non sono italiano, sono padano… pronto?….. Pronto?……… Pronto?…