Berlusconi ha ragione

Ho la soddisfazione di dire che questa volta l’unico che si è comportato in modo impeccabile è stato Silvio Berlusconi.

Di fronte alla defezione dell’ex-alleato, ha dato l’unica risposta sensata: vieni avanti, e vediamo chi vince. Le minestre riscaldate del Governo di Responsabilità, del Governo dei Tecnici, del Berlusconi bis erano inaccettabili – inaccettabili ovviamente per lui, e direi che anche per noi erano l’unico esito peggiore del berlusconismo stesso. Ha vinto, e può giustamente dire di essere soddisfatto.

Chi si è comportato peggio è Fini. Uno che dopo sedici anni scopre che Berlusconi fa politica solo per tutelare i propri interessi economici e giudiziari, non può sottrarsi alla domanda: ma non potevi accorgertene prima?

Uno che dilapida il patrimonio di un partito di quattro milioni e rotti di elettori, per trovarsi con una sparuta truppa che ha come esponenti di spicco degli zeri come Italo Bocchino, Benedetto Della Vedova e Luca Barbareschi; e che dopo una stagione di ditini puntati impugna la sciaboletta e muove all’assalto di Fort Viagra, non può poi gridare al tradimento, alla compra dei voti ecc. Dovrebbe ripensare tutta la sua carriera politica, e prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di cambiare mestiere. Certo che prendersi in faccia il gesto dell’ombrello da parte di un borderline come Gasparri, è dura; ma può essere anche questo un segno della Provvidenza.

Bossi, come fa spesso, è rimasto a guardare, aspettando che il padre Eridano gli portasse il cadavere del presidente della Camera; ha avuto ragione, ma in fondo era una scelta troppo facile per meritare più di un fiacco plauso di circostanza.

Casini non si è tolto di dosso (credo che non se lo toglierà per tutta la vita) il sospetto di essere uno che fa lo schizzinoso solo per alzare il prezzo della collaborazione. Nel suo caso, è difficile prevedere se si sarà trattato di un calcolo giusto.

Una sufficienza stiracchiata per il PD, che (ovviamente) ha votato per la sfiducia: bella forza: è l’Opposizione! Ma anche loro non hanno fatto sufficienti sforzi per togliersi di dosso l’immagine di quelli che stanno al rimorchio delle crisi interne della destra. Non è proprio così, ne sono convinto: ma bisogna riuscire a convincere tutti.

Dieci e lodissima, infine, ai manifestanti che, in tutt’Italia, hanno ricordato che la crisi che si sta vivendo non è solo questione del mutuo di Tizio, del CEPU di Sempronia, del ditino di Finuccio: ma è questione di vita o di morte per milioni di lavoratori, del futuro dell’Italia fra le nazioni civili del mondo.

Testi digitali per la scuola #1

Premessa

Alcuni anni fa molti giornali si sono messi a regalare – o a vendere – insieme con le copie dei quotidiani, CD con materiali vari.

Questi CD si potevano dividere in due grandi categorie:

  1. semplici adattamenti a supporto digitale di opere già realizzate per la stampa (enciclopedie, collezioni di testi letterari di diversi autori ecc.)
  2. varia immondezza “multimediale” assolutamente priva di qualunque valore culturale.

Diciamo subito che dopo poco tempo la moda è passata, e quegli stessi giornali si sono messi a regalare – o a vendere – volumetti tradizionali su carta.

Questo dimostra una regola fondamentale. Quando cambia, in modo così radicale, lo strumento, cambia completamente tutto il procedimento di lavoro, ed anche la natura del prodotto. Non si può usare la catena di montaggio per fare canestri in vimini. Bisogna inventare un prodotto fatto apposta per uscire da una catena di montaggio. Se vuoi produrre canestri in vimini, devi farteli a mano, come si faceva una volta.


A cosa serve il PDF

La prima osservazione, quindi, è che un prodotto concepito per la stampa è bene che sia venduto su carta. Non ho ancora avuto il piacere di possedere un lettore di libri elettronici, ma dato che sono un feticista, penso che continuerò a preferire l’odore della carta stampata. In ogni caso, un lettore di libri elettronici non mi darà niente di più di quello che può darmi un libro stampato.

Questo dovrebbe anche porre un punto fermo sul problema del PDF. Il formato PDF, sia chiaro, è utilissimo; e ormai da parecchi anni è un formato aperto. Esistono moltissimi programmi di moltissime case, anche gratuiti, che permettono di realizzare e leggere PDF. Sul mio compiùter – non so sugli altri – la creazione dei PDF è sempre stata gestita direttamente dal sistema operativo. Se stampo un qualunque documento realizzato da qualunque programma, mi basta premere, nella finestrella che comanda la stampa, “Salva come PDF”, ed è fatta.

Non si sottolinea però a sufficienza che cos’è e a che cosa serve il PDF. Il PDF è essenzialmente un formato grafico. È vero che di solito contiene dei testi: ma i testi sono stati trasformati in immagini (immagini vettoriali, per la precisione). Il PDF è nato – ed è ancora adesso questa la principale applicazione – per gestire la stampa di documenti. Realizzo un documento (un volantino, una brosciùr, un libro) lo salvo come PDF, lo passo allo stampatore, e so che lui mi darà un pacco di carta con il documento esattamente come l’ho fatto io. Non ci deve più metter le mani. Non voglio che ci metta le mani. Una volta dovevo dirgli: l’ho fatto con XPress versione tale, l’ho fatto con quell’altro programma sul tale sistema operativo. Lui lo apriva e ci pasticciava dentro. Adesso non più.

Il PDF quindi è un documento non più modificabile, se non su aspetti marginali, e con grande difficoltà: perché è nato per non essere modificato.

Può anche essere visto su qualunque apparecchio elettronico, per esempio sullo schermo del mio compiùter; ed è esattamente quello che sembra: un libro (un manifesto ecc.) stampato, che però vedo sul monitor. Cambia lo strumento, però il tipo di fruizione rimane esattamente lo stesso. Una cosa di questo genere può, in certi casi, essere utilissima: dal punto di vista dei costi, del trasporto ecc. Non dal punto di vista dei contenuti o delle modalità di fruizione.

Naturalmente ogni strumento è in funzione del suo scopo specifico. Se mi servono dei dati che in qualche modo devo poter elaborare (per esempio, dei testi da modificare ecc.) il PDF non mi serve. È naturalmente possibile estrarre un testo da un PDF (se non c’è qualche barbatrucco che me lo impedisce: ma questi barbatrucchi dovrebbero essere proibiti per legge nel campo dell’editoria scolastica); non sempre l’operazione è agevole, soprattutto quando il documento ha un’impaginazione un po’ elaborata – a volte, basta un semplice testo su colonne per mettere i bastoni fra le ruote. È un po’ più complicato estrarre immagini. Non so per altri tipi di dati (basi di dati ecc.) ma credo che sia meglio lasciar perdere.

In una parola il PDF, come formato elettronico, può servire quando ho bisogno di avere esattamente le stesse cose che mi dava il libro tradizionale. Leggi da pagina tale a pagina tale. Niente di più, e niente di meno.


Ah, dimenticavo. I CD venduti – o regalati – insieme ai giornali, avevano anche un difetto fondamentale. In genere, per leggerli si doveva usare un programma, che era vincolato ad un particolare sistema operativo. Anche solo per sfogliare le pagine di un romanzo.

Devo avere ancora da qualche parte un vecchissimo CD prodotto dalla rivista Le Scienze, sull’origine dell’uomo. Sicuramente il più bel prodotto multimediale che abbia mai visto. Molto approfondito dal punto di vista scientifico, efficacissimo come presentazione. Un vero ipertesto multimediale – niente a che vedere con le ciarlatanate che si sono viste in giro in seguito.

Era progettato per funzionare con Windows 3.1. Funzionava anche con Windows 95, poi non l’ho mai più provato. Se mi interessa ancora la storia dell’origine dell’uomo, ho le mie brave annate delle Scienze ammucchiate su un canterano nel corridoio.


Dimenticavo ancora: spesso capita di trovare dei PDF che sembrano dei testi, in realtà sono semplici fotografie di una pagina stampata. Il testo compare come immagine raster. In genere, sono testi stampati passati allo scanner e distribuiti così, grezzi. In questo caso estrarre il testo è un lavoraccio. Io in questo momento sono impegnato a tirare fuori il testo da un librone in sei volumi realizzato in questo modo. Dal PDF devo estrarre le singole pagine come immagini, raddrizzarle un po’ (se si fanno alla veloce fotocopie di un volume un po’ spessotto, le colonne di testo solitamente vengono storte, una di qua, una di là), elaborarle con un programma OCR, correggere parola per parola. Un lavoro di questo genere, naturalmente, è impensabile per materiale didattico.

Segue

Alla fine, ce l’ha fatta

È ormai quasi una generazione che gli ominicchi di tutt’Italia ci pisciano addosso il loro ritornello: che cos’è la destra… che cos’è la sinistra… gnégné gnégné.

Lui, invece, non ha avuto dubbi. La destra Lui la conosce. Gli è bastato dire: o con me, o contro di me, e subito tutti si sono adeguati. La Destra? A Me!


Da mesi gli dicono di “fare un passo indietro”. Ma perché? Perché dovrebbe ascoltare quelli che gli chiedono di fare un passo indietro, ma loro, non avranno mai il coraggio di fare un passo avanti? Perché dovrebbe farsi sgambettare da Fini, un pirla che si è fatto sgambettare da La Russa?

Da settimane dicono: ci vedremo il 14 dicembre. A fare che? Era il 30 novembre che bisognava muoversi. Con le città in subbuglio, con i giovani in piazza. Ma no, il Capo ha detto: O con me, o contro di me, e tutta la truppa delle schiene di burro – anche il Capo delle schiene di burro, quello del “passo indietro” – ha detto sì. L’ha fatto lui, il passettino indietro. Sa benissimo – ne sono sicuro – che questo “sì” butta a mare tutti gli sforzetti, tutte le manovrine, tutti i ditini puntati degli ultimi mesi. Ma è stato più forte di lui. I fasci con la schiena di burro sono fatti così. Il 14 dicembre farà lo stesso. Altrimenti, sarà una seconda figura da pirla. Quello che butta la palla in rete quando l’arbitro ha fischiato la fine della partita da due settimane.


Un vecchio nostalgico che scrive su it.cultura.storia.moderato ne ha detta una forte: Mussolini non ha mai sparato sulla folla. Be’, è vero, non ne ha mai avuto bisogno. Sono le mezze calzette che sparano sulla folla. Le mezze calzette come il generale Adami Rossi, che dopo il 25 luglio spara sugli operai di Torino che festeggiano la caduta del Duce. O le mezze calzette come Fini, che quando ormai la Marcia su Roma ha vinto, e non ce n’è più bisogno, manda la truppa a devastare, di notte, la scuola Diaz, per far vedere che anche lui – anche lui sa usare il manganello.

Ma gli ominicchi, le mezze calzette, i fasci con la schiena di burro, sono in ogni epoca una buona metà della popolazione italiana. È genetico. Di grandi capi, di fasci che gli basta dire: o con me, o contro di me, ne salta fuori al massimo uno per secolo. E allora i fasci con la schiena di burro si piegano. Inutile prendersela, sono fatti così.


Uno che ha capito come stanno le cose è il Grande Capo dei Balenghi Padagni. Lui saprebbe fare un passo avanti. L’ha dimostrato una volta. Ma ha capito che non gli conviene. Che non ce n’è bisogno. Che gli basta suonare la trombetta: seguite Me, che seguo Lui! e poi passare alla cassa. Il vecchio studente della Scuola Radio Elettra, il capo delle Camicie Verdi, è il secondo vincitore di questa giornata, che ha visto, perdenti, da una parte l’Università, dall’altra il capo delle Camicie Stinte.


Il povero Monicelli, lui sì che aveva le palle. Uno dei pochi. Avesse avuto vent’anni di meno, è uno di quelli che ci avrebbero guidati in Montagna. A novantacinque anni, con il cancro, l’unica Montagna che è riuscito a scalare è stata la ringhiera del balcone. Ma l’ha fatto da uomo: niente piagnistei, niente messe, niente acque benedette in articulo mortis (perché… poi… non si sa mai… brrrrr…). Ma ugualmente ha dimostrato di essere un grande Resistente. Perché le palle, o le hai, o non le hai. È genetico. E se le hai, le hai sempre: anche a novanticinqe anni, e con il cancro.


Oggi e sempre Resistenza.