Marchionne da Fazio

Ho ascoltato con molta attenzione le parole di Marchionne, e ci sono parecchie cose che continuano a sfuggirmi.

Lui dice che le fabbriche in Italia sono ingovernabili. Sarà, ma che vuol dire? e perché?

Non credo che uno possa dire che negli ultimi anni – diciamo pure: gli ultimi vent’anni, se non di più – sono stati caratterizzati da una forte conflittualità sindacale. Difficile scaricare la colpa sulla FIOM, che – dice lo stesso Marchionne – vede l’adesione di un operaio su otto.

Si è parlato della richiesta di passare da due pause di venti minuti a tre pause di dieci minuti. Dieci minuti al giorno. È in questi dieci minuti che si concentra il gap di efficienza del lavoro in Italia?

Dice che un solo stabilimento in Polonia, con settemila operai, produce tanto quanto cinque stabilimenti in Italia, con ventimila operai. Un rapporto di quasi tre a uno! Vuol dire che in Italia gli operai ogni ora lavorano venti minuti, e per quaranta minuti si girano i pollici? È la solita storia dell’italiano lazzarone?

Queste sono le domande che avrei fatto volentieri a Marchionne, se fossi stato presente.

Non c’ero, e quindi non le ho fatte.