L’insufficienza in storia

“fm****” ha scritto su it.istruzione.storia:

Il prof chiedeva le date (ho sempre odiato ricordare i numeri; solo più tardi ho capito come si poteva inquadrarli automaticamente in un certo discorso logico), i nomi delle tre caravelle, i nomi dei re…

ho verificato che, quasi sempre, questo è il ricordo che l’insegnamento della storia lascia negli allievi che non amano quella disciplina.
Può darsi che ci siano insegnanti di storia incapaci che insegnano e pretendono solo date e liste di nomi. Allo stesso modo può darsi che ci siano insegnanti di latino che si limitano a recitare liste di eccezioni, ed insegnanti di italiano che vogliono sapere nome e cognome e numero di scarpe dei quattro capponi di Renzo, e per il resto non fanno nulla.
Ma la mia esperienza è che l’allievo che non ha interesse per la storia, che non ha nessuna comprensione per le sue problematiche, che rifiuta categoricamente di imparare il metodo e il linguaggio specifico della disciplina, quando alla fine deve affrontare l’interrogazione che mi permetta di mettergli un ipocrita cinquemmezzo piùpiù quasi sei per licenziarlo, si presenta avendo studiato a memoria un paio di paragrafi, a caso, del manuale.
Se poi gli dirò che aver studiato a memoria quei due paragrafi non mi basta, mi fisserà con odio, e mi chiederà sibilando fra i denti quali altri paragrafi avrebbe dovuto studiare a memoria per avere la sufficienza. Se gli dirò che l’importante non è ecc. ma ecc., lui se ne andrà mugugnando al posto, brontolando che ce l’ho con lui, che ha studiato tutta la sera per l’interrogazione ma chissà perché a me non basta, che l’ho fatto apposta per dargli l’insufficienza, e si preparerà a raccontare per tutto il resto della vita di aver avuto un professore di storia sadico che pretendeva di fargli imparare chissà quale vicenda ripugnante di gente morta da secoli.
Alla fine, mi prenderà per stanchezza, lo ascolterò disgustato recitare qualche frase strampalata di cui non ha capito assolutamente niente, quattro nomi storpiati e tre date senza significato, mi tapperò il naso e le orecchie e gli metterò cinquassei.
L’apprendimento a memoria, te lo potrà confermare qualunque insegnante, è il salvagente degli sfaticati. È il momento in cui l’insegnante sente sopra le spalle e il cuore il peso del fallimento del proprio mestiere.


Mamma: “Ah, hai l’insufficienza di storia? Ma vedi che sei proprio uno sfaticato, in storia non c’è niente da capire, è solo da studiare!”



fm**** ha risposto:

Veramente, il mio prof non spiegava: “per la prossima volta, studiate da pag x a pag y”!

sai la tragedia quando, per esempio, cambia l’edizione del libro di testo (cambiano spessissimo, il contenuto è lo stesso, ma serve ad obbligare i ragazzi a comprare libri nuovi) e io permetto ai ragazzi che ce l’hanno già di usare la vecchia edizione?

“Professore, a che pagina è… fino a pagina…?”
“Da pagina… a pagina…”
“Da pagina…?”
“No, tu hai l’altra edizione, guarda a pagina…”
“Professore…”


Non ditemi, per favore, che dovrei rispondere “guarda l’indice, leggi il titolo del capitolo”.
No, non ditemelo, per favore.

Spegnete quella maledetta televisione e uscite a conoscere il mondo reale!

Spegnete quella maledetta televisione, dove la notizia sono quattro imbecilli che fanno le ronde, e uscite a conoscere il mondo reale, dove la notizia sono milioni di famiglie di precari ridotti alla disperazione!

Spegnete quella televisione, dove gente che non si è mai occupata di violenza sulle donne oggi scopre gli stupri solo per chiedere le leggi razziali, e andate nel mondo reale, dove interi settori produttivi vivono del lavoro di migliaia di schiavi reclutati da tutte le parti del mondo!

Spegnete quella televisione, dove pregiudicati e avanzi di galera cercano di convincervi che la più grave minaccia alla libertà sono le intercettazioni telefoniche, e andate nel mondo reale, dove la Mafia è un’azienda che fattura il doppio della Fiat, mentre la corruzione dilaga in modo sempre più pervasivo in tutte le articolazioni della nostra società!

Spegnete quella televisione, che vuole far scendere la gente in piazza schierata in tifoserie contrapposte perfino sui temi delicati e privati del rapporto fra medico e paziente, e rendetevi conto che ormai nella società italiana c’è un’unica divisione reale: quella fra chi paga le tasse, e chi le evade!

Mentre in televisione si discute di federalismo fiscale e di presidenze della RAI, l’Italia è ormai un paese in declino, che riesce a scalare una sola graduatoria internazionale, quella che misura le disuguaglianze nella divisione del reddito: lì noi siamo ormai al sesto posto nel mondo, e la barriera che separa la minoranza ricca dalla maggioranza povera aumenta sempre di più!

Ci hanno fatto credere per anni che i vecchi schemi e le vecchie idee, a partire dalla differenza tra destra e sinistra non erano più attuali, e che dovevamo accettare nuove idee più moderne – e intanto il ceto medio spariva, la parola “operaio” diventava un nome impronunciabile, i lavoratori diventavano precari e i precari diventavano disoccupati!

Ci hanno detto che le classi non esistono più, che la lotta di classe è un mito ottocentesco, e intanto la lotta di classe divampava con una violenza senza precedenti, e l’hanno vinta loro!

Spegnete la televisione, guardate e cercate di capire il mondo reale, perché capire le cose è il primo passo per cambiarle!