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Attualità politica

Renzi: Il posto fisso non esiste più

Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività determinata ed esclusiva che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore, o critico critico, e tale deve restare se non vuol perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, cosi come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico.

Karl Marx, Ideologia tedesca

2 risposte su “Renzi: Il posto fisso non esiste più”

Ciao Maurizio, ti do del tu in nome delle frequentazioni digitali passate, sul newsgroup della scuola (e forse ti ricordi ancora).
Individuo il tuo blog tramite il mio personale bot che ha il compito di ricercare le citazioni a Marx e Lenin in tutto il Web, e ho trovato questa tua; essendo senza commento e associata al titolo, presumo un velo di ironia sottostante: fughiamola.
L’eliminazione del posto fisso (Renzi) non ha alcun rapporto con l’eliminazione della divisione del lavoro (Marx).
Nel primo caso si tratta di una politica volta a rendere il capitale maggiormente padrone del lavoro. Eliminare il lavoratore meno produttivo ha solo questo scopo, ovvero aumentare il profitto (sostituendolo con uno piu’ produttivo o non sostituendolo nemmeno). Ovviamente la cosa implica anche una secca perdita di ‘diritto’ (dal lato lavoro).
Nel secondo caso Marx prefigura invece l’eliminazione della divisione del lavoro, non del posto di lavoro: un conto e’ lavorare, un altro e’ non lavorare e illudersi che non-lavorare sia una normale conseguenza dell’evoluzione sociale capitalistica. L’essere espulsi dal lavoro viene quindi indicato come opportunita’ inevitabile (naturale), alla quale spetta al lavoratore reagire con un impulso altrettanto naturale, ovvero saper cambiare autonomamente mansione o professione. Dopo essere stati sbattuti fuori, ovviamente.

ciao

susanna

Hai capito perfettamente: la citazione era ironica.
Aggiungo che, assai colpevolmente, solo ora sto leggendo con attenzione un autore che prima conoscevo in modo troppo superficiale: Adam Ferguson.
Le sue acute osservazioni sulla divisione del lavoro sono di grandissima attualità, soprattutto se le integriamo con l’analisi del suo conterraneo, collega e quasi omonimo Adam Smith.
Se mettiamo insieme l’opera dei due pensatori, ne otteniamo un’antropologia del lavoro che getta una luce chiarificatrice sulla stessa analisi marxiana.

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